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Le verità che conosci sono quelle che hai condiviso con altri. Non ci sono verità che conosci solo ed esclusivamente tu. Il punto di vista della singola persona non è sufficiente per produrre una verità. Può sembrare un’affermazione brutale, quasi arrogante. Però, rifletti…

Il fatto è che la nostra percezione è condizionata da ciò che abbiamo già in mente. Per questo esistono illusioni ottiche come quella della scacchiera di Adelson.

Puoi farlo anche tu…

Prendi due fogli di carta, uno di carta bianca e l’altro di carta grigia. Dividili ciascuno dei due fogli in quadrati precisi e disponi i quadrati ottenuti a scacchiera, tenendo un quadrato grigio in più da parte. Poggia su un angolo della scacchiera un oggetto cilindrico con diametro grande circa come il doppio del lato dei quadrati e colloca l’illuminazione in modo che l’ombra del cilindro si proietti sulla diagonale della scacchiera. Poggia il quadrato grigio aggiuntivo su un quadrato bianco in ombra ed il gioco è fatto. Disponi l’osservatore in modo che il suo sguardo sia lungo la diagonale perpendicolare a quella dell’ombra del cilindro.

Finché non sposti il quadrato aggiuntivo e non lo sovrapponi ad un quadrato grigio tra quelli ben illuminati, l’osservatore crederà che il quadrato aggiuntivo è grigio anziché bianco.

È facile sbagliarsi! Finché non si cambia punto di vista, la scena è ingannevole.

Ogni punto di vista fornisce un indizio. Cooperando, si costruisce progressivamente la verità.

Mentre un puzzle riguarda un’immagine statica e limitata, la realtà cambia ed è immensamente più vasta delle esperienze dell’intera vita di una persona.

Il lavorio di riflessione, comunicazione, studio etc. dura, salvo impedimenti, finché non ci sembra di aver raggiunto sufficiente capacità di predire il comportamento di ciò che stiamo cercando di conoscere.

Principali errori

Escludere, non ascoltare, ignorare… Siamo tentati di semplificare per prendere controllo. Finiamo con l’ingannarci, credendo di vedere legami causa-effetto che non ci sono. Si parla di pregiudizi.
Sia chiaro: i pregiudizi sono utili quando occorre agire prontamente. Non è difficile immaginare situazioni in cui tardare a reagire può condurre a conseguenze peggiori di quelle incorse prendendo una decisione imprecisa o sbagliata.
Fissarsi su un’interpretazione è normale. Se durante una travagliata discussione o riflessione si finisce per tornare su una stessa posizione, si tende a concludere che tale posizione è corretta. Però si può incappare in un auto-inganno: possiamo aver ripetuto lo stesso errore, anche da percorsi differenti! L’effetto di ri-conoscere la posizione assomiglia purtroppo alla sensazione di aver avuto un’intuizione. Occorre dunque provare a smuoverci dalla fissità, scuoterci introducendo nei nostri pensieri personali o condivisi un elemento esterno, nuovo: uno stimolo creativo.

Tra il pregiudizio e la verità si sviluppa la dinamica della riflessione e della comunicazione

Attraverso la comunicazione e la riflessione, il modello che ci siamo fatti in testa interagisce virtualmente con la realtà. Cosa succederebbe se bevessi del detersivo? Posso conoscere la risposta studiando o parlando con qualche esperto, non serve provare direttamente!!! Che io provi direttamente o che io sfrutti le esperienze di altri, in qualche modo ho messo a sistema la mia rappresentazione mentale con la realtà.
Ecco spiegato perché le verità che ci sembrano più vere sono quelle espresse con numeri e formule: la matematica è ciò che conferisce il sapore di esattezza alle cosiddette scienze esatte. Il suo linguaggio è convenzionale e condiviso in modo amplissimo, tanto da superare le ambiguità degli schemi linguistici delle lingue naturali.

In conclusione, possiamo dire che persino la matematica è un’opinione, solo che è la più condivisa in assoluto!

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