WhatsApp lancia la “Privacy Avanzata”: Ora potete scatenarvi (un po’ di più) nei gruppi

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Amici, colleghi, parenti alla lontana che vi scrivono solo per gli auguri di Natale. Ultimamente, un’eco digitale si sta diffondendo nelle vostre chat: “Ma è vera quella cosa della nuova privacy su WhatsApp?”. La risposta è sì. E prima che la zia vi inoltri un messaggio audio di 12 minuti pieno di informazioni distorte, facciamo un po’ di chiarezza.

Meta, nel suo infinito slancio di generosità per proteggere i nostri segreti (dopo averci chiesto l’amicizia su ogni piattaforma possibile), ha partorito una nuova creatura: la “Privacy avanzata della chat”. In pratica, è un po’ come mettere un buttafuori all’ingresso del vostro gruppo del calcetto o del “Team Spritz”. Vediamo cosa cambia e se possiamo finalmente smettere di preoccuparci di quella foto imbarazzante della cena aziendale.

Il “Kit di Sopravvivenza” per i vostri gruppi

Immaginate questa funzione come un interruttore magico che, una volta premuto, attiva una specie di “modalità segreta” per le vostre chat. Niente di trascendentale, non diventerete delle spie internazionali, ma avrete qualche arma in più.

Ecco cosa succede quando un coraggioso membro del gruppo (o l’amministratore, se è un tipo autoritario) attiva questa opzione:

  1. Stop all’invasione della Galleria: Avete presente quella valanga di meme, gattini e foto sfocate che intasano la memoria del vostro telefono? Attivando la privacy avanzata, i media ricevuti nel gruppo non verranno più salvati in automatico. Una benedizione. Dovrete salvarli manualmente, il che vi darà quel secondo prezioso per chiedervi: “Mi serve davvero la decima foto del tramonto del collega?”.
  2. L’esportatore di chat colpisce ancora? No! È finita l’era del “ora esporto tutta la chat e ti dimostro che avevi torto”. La funzione per esportare la cronologia viene disabilitata. Le conversazioni nate nel gruppo, muoiono nel gruppo. “What happens in Vegas, stays in Vegas”: un po’ come a Las Vegas, ma con meno paillettes e più sticker.
  3. L’Intelligenza Artificiale si fa da parte: In queste chat “protette”, l’assistente di Meta (@MetaAI) non potrà essere invocato. Niente riassunti automatici dei 300 messaggi che vi siete persi mentre eravate in riunione. Dovrete leggerli tutti. Un piccolo prezzo da pagare per la vostra ritrovata riservatezza, no?

“Ma quindi Meta non leggerà più le nostre chat?”

Calma. Respiro profondo. Questa è la parte dove sfatiamo il mito che viaggerà più veloce della luce sui gruppi “Mamme della 4ª B”. Le vostre chat personali e di gruppo sono già protette da crittografia end-to-end. Questo significa che, in teoria, solo tu e le persone con cui chatti potete leggerne il contenuto.

La “Privacy avanzata” non è uno scudo contro Meta, ma più un galateo digitale forzato. È uno strumento per evitare che i contenuti della chat “trapelino” facilmente all’esterno per mano degli stessi partecipanti, che sia per distrazione (il salvataggio automatico) o per dolo (l’esportazione).

La Logica dietro l’Esclusione

L’obiettivo principale della “Privacy Avanzata” è creare un ambiente di conversazione più “ermetico”, dove i contenuti condivisi hanno meno probabilità di uscire da quella specifica chat. Le sue tre restrizioni principali (blocco salvataggio media, blocco esportazione, blocco funzioni AI) lavorano insieme per questo scopo.

L’esclusione di Meta AI è una conseguenza diretta e logica di questo principio. Vediamo perché.

Le funzioni di Meta AI all’interno di un gruppo, come @Meta AI, riassumimi gli ultimi 50 messaggi o @Meta AI, crea un'immagine di un gatto che programma un computer, richiedono che i messaggi o le richieste (i “prompt”) vengano inviati ai server di Meta per essere elaborati.

Sebbene Meta affermi di utilizzare una tecnologia chiamata “Private Processing” per rendere queste analisi sicure e private (in un ambiente protetto dove nemmeno l’azienda stessa può leggere i messaggi personali), l’azione stessa di “inviare” il contenuto della chat a un servizio esterno, seppur integrato, va contro il principio fondante della “Privacy Avanzata”.

In altre parole, la funzione blocca l’azione dell’utente di condividere i messaggi con l’AI.

Facciamo un Paragone

Immagina che la chat con “Privacy Avanzata” sia una stanza con una regola ferrea: “Tutto ciò che viene detto qui, non può essere registrato o riportato fuori”.

  • Esportare la chat sarebbe come trascrivere l’intera conversazione e portarsela via. Vietato.
  • Salvare una foto nella galleria sarebbe come fare una foto a qualcosa nella stanza e portarla fuori. Vietato.
  • Chiedere a Meta AI di riassumere la conversazione sarebbe come chiamare un assistente esterno (l’AI), fargli ascoltare una parte della discussione per ottenere un riassunto. Anche se l’assistente è discreto e promette di dimenticare tutto subito dopo (come fa il “Private Processing”), l’atto stesso di coinvolgerlo e “fargli ascoltare” viola la regola principale della stanza. Quindi, vietato

Le implicazioni: cosa cambia nella vita di tutti i giorni?

  • Per i festaioli: Potete condividere le foto della festa del venerdì sera con un filo di tranquillità in più, sapendo che non finiranno automaticamente nel rullino foto di tutti i presenti, pronte per essere mostrate per sbaglio alla persona sbagliata.
  • Per i colleghi: Il gruppo di progetto diventa un ambiente leggermente più sicuro. Si riduce il rischio che screenshot o esportazioni di conversazioni vengano usate come “prove” in faide da ufficio.
  • Per gli amministratori: Avete un nuovo superpotere! Potete decidere se lasciare a tutti la libertà di attivare/disattivare questa funzione o se tenerla stretta nelle vostre mani. Gestire un gruppo WhatsApp è sempre più simile a governare un piccolo regno.

In conclusione: la notizia è assolutamente attendibile. Non è una rivoluzione epocale che vi renderà invisibili, ma un’utile aggiunta per mettere un po’ d’ordine e di discrezione nel caos quotidiano dei gruppi.

Ora potete tornare a chattare. E sì, sentitevi liberi di inoltrare questo articolo nel gruppo. È decisamente più utile di un gattino che dà il buongiorno. Forse.

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